Biologico o Bio illogico?

Considerazioni sul biologico. Naturale contro chimico?

Quasi tutti i supermercati hanno ormai un reparto dedicato al biologico. I cibi biologici sono entrati nelle mense delle scuole, sono sinonimo di qualità e molti italiani sono disposti a pagare un sovrapprezzo rispetto ai loro omologhi tradizionali pur di utilizzarli in cucina.

Ma cosa è il biologico?logo-biologico

C’è innanzitutto da fare una precisazione sui termini utilizzati spesso quando si parla di alimentazione.

Cominciamo proprio con la parola “biologico”.

Per le scienze naturali è biologico tutto ciò che è attinente alla vita e agli esseri viventi. Va da sè che anche un pomodoro coltivato in maniera tradizionale sarà a suo modo biologico. La parola “biologico” si è dunque arricchita di un altro significato: è biologico un alimento “naturale”, prodotto escludendo o limitando l’utilizzo di prodotti “chimici” di sintesi.

In questa definizione troviamo altri due termini particolari:

La parole “naturale” e “chimico”.

“Naturale” riporta immediatamente alla mente i concetti di buono, di salutare, di nutriente, di armonioso.

La parola “chimico” ci fa pensare invece al cattivo, all’innaturale, all’artificiale, all’inquinante.

Anche questi due termini vengono spesso utilizzati impropriamente. La chimica, infatti,  è la scienza che studia la materia e le sue trasformazioni quindi tutta la natura “è fatta di chimica”.

Una pietra, un fiore, un frutto, un animale, una nuvola, sono tutti un insieme di “sostanze chimiche”. Come per la parola “biologico” però, anche la parola “chimico” ha incorporato un nuovo significato. Quello di “industria chimica” ed è questo nuovo significato che ci fa temere la chimica più di quanto dovremmo. Il mercato, che conosce bene questi timori, li sfrutta per trarne vantaggio.

Faccio un esempio. Ci sono due succhi di frutta identici (valori nutrizionali, sapore, colore, prezzo, ecc.). I due succhi differiscono solo per un aspetto: un succo contiene Vitamina C “naturale”, mentre l’altro contiene Vitamina C “chimica”. Quale scegliereste? Il mercato lo sa ed è per quello che la parola “naturale” è in bella vista sulla maggior parte delle confezioni.

L’acido ascorbico, meglio noto come vitamina C, presente nell’arancia, nel kiwi, nei broccoli, ecc. e quello sintetizzato in laboratorio sono assolutamente identici. Una molecola è semplicemente una molecola e non ha “memoria” della sua produzione.

Inoltre, l’aspetto più importante nell’ambito della sicurezza alimentare, è proprio il controllo dei rischi microbiologici. Batteri, lieviti, parassiti ecc. sono “naturalissimi” eppure sono l’aspetto più pericoloso per la salute del consumatore.

Certamente questo non vuole essere un processo al “naturale” o una difesa al “chimico”. Cerco soltanto di fornire al lettore più chiavi di lettura, per poter così acquistare più consapevolmente.

Torniamo finalmente al biologico.

Un prodotto viene definito e certificato biologico se la sua produzione ha rispettato determinati criteri. Ne cito alcuni:

  • Possono essere utilizzati solo fertilizzanti e antiparassitari naturali
  • Vengono effettuate rotazioni colturali che garantiscano la fertilità del terreno
  • Negli allevamenti si dà grande importanza al benessere animale e alla provenienza dei mangimi (anch’essi biologici) e viene limitato l’utilizzo di farmaci convenzionali incoraggiando l’uso di fitoterapici

Tutto molto bello, non mangiamo più pesticidi e salviamo l’ambiente. Paghiamo volentieri molto di più una mela biologica rispetto ad una mela coltivata convenzionalmente, se i risultati sono questi.

Che i risultati siano questi però non possiamo saperlo con certezza soltanto cambiando il metodo di produzione. In ambito scientifico sono necessari degli studi.

A questo punto dovremmo porci alcune domande.

1) Coltivare/allevare “naturalmente” migliora davvero il prodotto?

Certo che sì, potremmo pensare. “Se la mela cresce in un ambiente sano sarà anch’essa più sana”. Tutti gli studi effettuati finora non mostrano differenze rilevanti tra prodotti biologici e convenzionali ad eccezione di uno studio che dimostra effettivamente una presenza media del 30% di antiossidanti in più nei prodotti biologici, ma solo in frutta e verdura. C’è da ricordare però che la corretta assunzione di antiossidanti si ottiene semplicemente con una dieta bilanciata ricca di frutta, verdura e prodotti integrali (biologici o no).

2) Un prodotto biologico contiene meno sostanze chimiche?

Gli studi hanno portato a diversi risultati. Uno studio condotto da Legambiente riporta l’assenza totale di residui di fitofarmaci nei prodotti, mentre uno studio del 2007 condotto dall’ICSP mostra come alcuni prodotti presentino residui di pesticidi. Entrambi gli studi però convengono sul fatto che non ci siano prove che questa presunta purezza possa portare benefici per la salute umana.

3) Anche se i prodotti biologici non fossero più nutrienti o meno pericolosi, la loro produzione tutelerebbe comunque l’ambiente e la biodiversità?

Questo è l’aspetto che mi preoccupa maggiormente. Ricordate il principio “naturale = buono”? Ecco, la produzione biologica vieta o limita le sostanze chimiche e utilizza prodotti naturali. Naturale è sempre buono? Qui vorrei citare il dott. Dario Bressanini quando dice con un po’ d’ironia che “Anche il colera è naturale!”. I fertilizzanti e gli antiparassitari utilizzati in agricoltura biologica (Es. Verderame) presentano spesso tossicità più alte rispetto ai loro concorrenti chimici e il loro impatto ambientale è più elevato. Per non parlare della loro produzione.

Questo è il grande problema della parola “naturale”, vuole dire tutto e niente.

E non è tutto.

L’impossibilità di utilizzare diserbanti obbliga in alcun casi il coltivatore a mettere in atto un maggiore numero di lavorazioni meccaniche. Questo porta inevitabilmente ad una spesa energetica maggiore e a maggiori emissioni di CO₂.

4) In un campo biologico, la distanza tra le colture e l’utilizzo di meno prodotti chimici di sintesi ha vantaggi se si parla di biodiversità?

Sì, bisogna però guardare il quadro nel suo insieme. La resa di una coltivazione biologica è infatti di gran lunga inferiore rispetto a quella convenzionale. Per poter produrne lo stesso quantitativo bisognerebbe disporre di circa il 60% in più di terra, distruggendo habitat cruciali per mantenere la stessa biodiversità che il biologico difende. Inoltre se le produzioni fossero soltanto biologiche non avremmo spazio sul pianeta per sfamare tutti. 

In conclusione penso che sia un bene preoccuparsi per l’ecosistema e di quello che mangiamo,  ma penso anche che la superiorità dei prodotti biologici sia finora solo presunta e la differenza di prezzo non mi sembra del tutto giustificata.

Non so se il prezzo elevato del prodotto biologico sia dovuto ad una resa minore o ad un costo produttivo più alto. So per certo però, che il prezzo viene creato dal punto d’incontro tra domanda e offerta. Se la domanda rimane alta poichè il consumatore spende qualsiasi cifra pur di acquistare un prodotto “naturale”, il mercato si adeguerà cercando sempre di trarne vantaggio.

C’è inoltre da ricordare che non esistono pozioni magiche e che i benefici presunti di un prodotto biologico si ottengono semplicemente con una dieta varia, sana e bilanciata.

 Pasquale Giura

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